Sono partito da una domanda piuttosto diretta: perché si sente dire che BlackRock e i grandi fondi avrebbero distrutto l’economia europea, soprattutto quella italiana?
È un’affermazione forte. Prima di accettarla, però, bisogna capire che cosa descrive e che cosa, invece, dà per dimostrato.
Attribuire le difficoltà dell’Italia o dell’Europa a un solo operatore finanziario sarebbe una spiegazione troppo semplice. Questo non significa che la concentrazione del potere finanziario sia una questione secondaria. Al contrario, merita di essere discussa seriamente, proprio senza affidarsi agli slogan.
Di chi sono i soldi?
BlackRock gestisce investimenti per conto di clienti. Dietro quei capitali possono esserci fondi pensione, assicurazioni, istituzioni e risparmiatori.
Dire che gestisce una grande quantità di denaro non significa, quindi, che quel denaro appartenga tutto alla società. La distinzione è essenziale. Resta però una domanda: quanta influenza può concentrarsi nelle mani di chi amministra capitali così rilevanti?
Nella mia lettura, il punto politico ed economico sta qui. La proprietà del risparmio può essere distribuita fra moltissime persone, mentre alcune decisioni sulla sua gestione e sull’esercizio del voto nelle società partecipate si concentrano in un numero più ristretto di organizzazioni.
È legittimo chiedersi come venga esercitata questa influenza, quali interessi rappresenti e quali controlli la accompagnino. Da questa domanda, tuttavia, non discende automaticamente la prova che un gestore abbia provocato il declino di un Paese.
Una crisi americana farebbe scoppiare tutto?
Da qui nasce un secondo interrogativo: se i mercati americani attraversassero una crisi profonda, che cosa succederebbe ai fondi e ai nostri risparmi?
Un fondo non è necessariamente una bolla. Può però investire in attività il cui prezzo è diventato eccessivo rispetto alle prospettive economiche. Se quei prezzi scendono, anche il valore dell’investimento può diminuire.
Bisogna inoltre distinguere le perdite del fondo dalle difficoltà della società che lo gestisce. Nei fondi comuni il patrimonio è giuridicamente separato da quello del gestore: una tutela importante, che però non protegge dalle perdite di mercato.
Esiste poi il problema della liquidità. Se molti investitori chiedono contemporaneamente di uscire da determinati fondi, vendere le attività necessarie può diventare difficile o richiedere prezzi meno favorevoli. In queste condizioni le tensioni possono alimentarsi a vicenda.
Questo è un rischio da comprendere. Non è la dimostrazione che un crollo sia inevitabile, né permette di stabilirne la data.
“Passivo” non significa sicuro
Gli ETF a gestione passiva cercano di seguire un indice. La parola “passiva” descrive il metodo di gestione, non il livello di sicurezza.
Un ETF azionario resta esposto alle oscillazioni delle azioni. Un ETF obbligazionario può risentire dei tassi, della qualità degli emittenti e delle condizioni del mercato.
Anche la diversificazione va guardata dentro. Comprare più ETF non significa necessariamente distribuire meglio i rischi: strumenti differenti possono contenere molte delle stesse società.
Per questo non mi convince l’idea di proporre una percentuale di azioni e obbligazioni come soluzione ideale per chiunque. Tre o cinque anni possono sembrare tanti, ma diventano pochi quando il denaro serve a una scadenza precisa e i mercati si trovano in perdita.
La prima domanda dovrebbe essere molto concreta: quando mi serviranno questi soldi, e quale perdita potrei sostenere senza compromettere le mie esigenze?
La tecnologia aiuta, ma non garantisce
Lo stesso ragionamento vale per gli strumenti di analisi. Aladdin, la piattaforma di BlackRock, offre funzionalità per la gestione degli investimenti e l’analisi dei rischi. Non va presentata come una protezione capace di prevedere ogni crisi o mettere al riparo ogni portafoglio.
Anche acquistare un po’ alla volta distribuisce nel tempo i momenti di ingresso, ma non elimina il rischio di perdita. Nessun automatismo può sostituire la comprensione di ciò che si sta comprando.
La domanda dalla quale ero partito, allora, ne apre una più utile: quanto conosciamo il sistema al quale affidiamo i nostri risparmi?
Personalmente credo che la grande finanza debba essere osservata e criticata con strumenti seri. Chiedere trasparenza, responsabilità e controlli è necessario. Anche imparare a leggere costi, rischi e documenti dei prodotti è una forma concreta di tutela.
Il risparmio rappresenta lavoro già svolto, rinunce e progetti futuri. Merita spiegazioni comprensibili, soprattutto quando qualcuno ci presenta una soluzione come semplice, inevitabile o sicura.
Leopoldo Di Maio — Espresso SUD
Fonti e approfondimenti
- Banca d’Italia — Fondi comuni di investimento
- Banca centrale europea — Liquidità e riscatti nei fondi aperti
- Consob — Incertezza e rischio negli investimenti
- BlackRock — Aladdin (descrizione aziendale della piattaforma)
Fonti consultate il 24 ottobre 2026. La descrizione di Aladdin proviene dal sito aziendale di BlackRock. Le valutazioni personali sono espresse come opinioni dell’autore.

